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Progetto Magnifico]
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Principi ed Eroi della Basilicata Antica. Immagini e segni del potere tra VII e V secolo a.C.
luogo: Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu via Serao, 11 - 85100 Potenza
inaugurazione: 18 giugno 2009
chiusura: 15 gennaio 2010
orari lunedì 14-20; martedì-domenica 9-20
costo del biglietto: € 2,50, con agevolazioni previste per i musei statali
contatti e informazioni: Lucia Elda Moliterni tel. 0971/21719 – 323209 fax 0971/323261
e-mail: luciaelda.moliterni@beniculturali.it , archeopz@gmail.com


Principi ed eroi
La mostra, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, dalla Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università della Basilicata e dalla Fondazione Zetema di Matera, scaturisce da alcuni recentissimi rinvenimenti archeologici di eccezionale rilievo effettuati a Torre di Satriano (PZ) nell’ambito di una ricerca programmata e condotta dalla stessa Scuola di Specializzazione, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
L’esposizione, prendendo spunto dalla straordinaria scoperta di una residenza monumentale del VI secolo a.C., rarissima nel panorama della Magna Grecia, vuole portare l’attenzione sulle manifestazioni del potere e i rituali che caratterizzano le élites locali in un’epoca di grandi trasformazioni nell’entroterra indigeno dell’Italia meridionale, segnata dalla fondazione di colonie greche e dal complesso sistema di relazioni, anche culturali, con le comunità indigene.
Di particolare rilievo è la complessa decorazione architettonica, contraddistinta da un fregio figurato che sintetizza in modo emblematico il mondo ideale delle élites insediate nell’Appennino lucano. Seguendo il percorso espositivo emerge con assoluta chiarezza il ruolo di queste aristocrazie guerriere che, nell’ambito di un articolato sistema di contatti con le colonie greche della costa ionica (Metaponto, Taranto) e con i Greci e gli Etruschi sul Tirreno, si rifanno ai valori etici degli eroi omerici. Gli straordinari corredi funerari pressoché coevi, rinvenuti nei centri dello stesso comparto territoriale (in particolare Serra di Vaglio, Baragiano e Ruvo del Monte) e caratterizzati da armature da parata tipiche degli opliti greci, definiscono un quadro d’insieme unitario sotto il profilo ideologico.

Aristocrazie indigene e simboli del potere
Tema centrale dell’esposizione è l’ideologia del potere delle aristocrazie italiche della Basilicata antica tra VII e VI secolo a.C. In particolare, per la prima volta sono in esposizione preziosi oggetti di straordinaria valenza evocativa provenienti dalle antiche “metropoli” delle genti nord-lucane (Vaglio, Baragiano, Torre di Satriano). Si tratta di simboli che rimandano alla forza e alle virtù guerriere e all’importanza della competizione tra guerrieri armati alla maniera degli eroi celebrati nei poemi omerici: una spada con l’immanicatura in avorio, un elmo con alto cimiero, un emblema di scudo con la Chimera, essere mostruoso a tre teste, di leone, capro e serpente, per spaventare il nemico in battaglia. Eroi del mito greco quali Eracle e Teseo sono rappresentati anche su splendidi vasi a figure nere da Baragiano, ad evocare un mondo leggendario che diventa un riferimento ideale.
Al tema della guerra eroica rimandano anche le placchette in terracotta con sfilata di carri, opliti e cavalieri, dal santuario di Saturo nel territorio della colonia spartana di Taranto, la statuetta in bronzo di oplita e i rilievi in terracotta raffiguranti un cavaliere e gli eroi omerici, Achille e Patroclo, provenienti dal santuario di Atena di Francavilla Marittima, nel territorio controllato dalla colonia achea di Sibari. Lo scudo, oggetto simbolo del combattimento oplitico, viene riprodotto in formato miniaturistico e donato alla divinità come documentato dell’esemplare proveniente dalla stipe votiva di Medma, colonia della potente città di Locri. Infine, emblematica, la sfinge in bronzo dal santuario di Hera Lacinia, dalla colonia achea di Crotone, dea armata, tutrice dell’ordine, della città e del suo spazio agrario.

Segni del cerimoniale e del lusso femminile sono un eccezionale fuso in ambra, vari pendenti in ambra raffiguranti figure del corteggio dionisiaco (satiro e menade), una parure in ambra e oro e uno splendido diadema in oro: elementi di vesti cerimoniali, indossate per accompagnare rituali, come il matrimonio, che scandiscono il ciclo esistenziale della donna. Pesi da telaio con decorazioni rituali rimandano all’attività femminile per eccellenza, la tessitura, cui si dedicava Penelope in attesa del ritorno di Ulisse.

Su, torna alle tue stanze e pensa alle opere tue,
telaio e fuso; e alle ancelle comanda
di badare al lavoro
Odissea I, 356-358

Il territorio e le genti dell’area nord-lucana
Le sezioni successive approfondiscono il tema del processo di strutturazione degli insediamenti e delle élites italiche, con l’elaborazione di tratti culturali ben riconoscibili che identificano l’area nord-lucana. I centri più importanti, nel corso del VI secolo a.C., sono Serra di Vaglio, Torre di Satriano, Baragiano, Ruvo del Monte, Ripacandida in Basilicata, Buccino ed Atena Lucana in territorio campano posti su alture a controllo delle vallate fluviali.
Le genti che abitano questo ampio territorio sono anonime anche se alcuni studiosi hanno ritenuto di poterle identificare con i Peuketiantes, menzionati da Ecateo di Mileto (fine VI-V secolo a.C.).
Accanto al rito funebre, caratterizzato dal rannichiamento, un tratto culturale che definisce queste popolazioni è la produzione di ceramica a decorazione geometrica di VII-VI secolo a.C., definita Ruvo-Satriano Class dai due maggiori centri produttori. Si tratta della serie di ceramica fine da mensa caratterizzata da un ricco apparato ornamentale, che utilizza quasi esclusivamente motivi geometrici, riprodotto con leggere varianti in tutti i siti dell’area.

Le grandi dimore di VII secolo a.C.
Gli insediamenti dell’area nord-lucana sono organizzati per nuclei sparsi di capanne, affiancati dalle relative sepolture e da spazi coltivati. Un altro importante rinvenimento effettuato sempre a Torre di Satriano è rappresentato da una grande dimora absidata di VII secolo a.C. che non doveva essere molto diversa dalle regiae degli eroi omerici. L’ingresso principale era caratterizzato da un cortile che immetteva in un’ampia sala ove si svolgevano le attività quotidiane. In prossimità di un ingresso laterale era collocato un soppalco ligneo destinato alle attività femminili della filatura e la tessitura della lana. In posizione centrale era il grande focolare, ove dovevano svolgersi banchetti con l’uso di bevande, tra cui senza dubbio il vino greco. Lo spazio più remoto della casa fungeva da magazzino per le derrate alimentari e per la conservazione di beni preziosi quali le eleganti ceramiche, sia greche che locali a decorazione geometrica utilizzate durante i banchetti.

Un palazzo monumentale
Il nucleo principale dell’esposizione è dedicato al “palazzo” di Torre di Satriano costruito intorno alla metà del VI secolo a.C. da artigiani greci provenienti dalla costa ionica, che hanno lasciato sulle terracotte architettoniche la traccia della loro attività artigianale, apponendo iscrizioni in dialetto laconico, funzionali alla messa in opera del tetto.
La straordinaria decorazione architettonica che ornava la monumentale dimora doveva renderla simile ad un tempio greco: sime, gocciolatoi a tubo (sostituiti in una seconda fase da gocciolatoi a protome leonina), una rarissima statua acroteriale rappresentante una sfinge e soprattutto una serie di lastre figurate in terracotta originariamente dipinta dovevano impressionare chiunque si avvicinasse alla residenza, segnalando la potenza della famiglia che lì risiedeva. Il prestigio dei “principi” italici era sottolineato proprio dalla possibilità di impegnare esperti artigiani greci nella messa in opera di architetture complesse, assai diverse dalle modeste capanne occupate dalla restante popolazione.
Per la complessità della documentazione il palazzo di Torre di Satriano e uno del tutto analogo, ma parzialmente scavato, rinvenuto in un altro centro indigeno della Basilicata interna (Braida di Vaglio) sono confrontabili nell’Italia anellenica solo con alcuni rinvenimenti effettuati in area etrusca e in particolare con le regiae di Murlo e Acquarossa.
In maniera emblematica illustrano le relazioni culturali con le colonie greche della costa ionica; relazioni tali da condizionare non solo le forme di architettura domestica, ma anche il mondo ideale di questo gruppo aristocratico, a partire dalle immagini di combattimenti eroici di tradizione omerica, che diventano modello paradigmatico di espressione del potere.

Queste schiere di eroi il duro assalto
dei Troiani e di Ettore ferme attendevano,
come siepe serrando ed appoggiando
scudo a scudo, lancia a lancia, elmo ad elmo
e guerriero a guerriero; sì che gli alti
cimieri sugli elmi rilucenti insieme
si mescolavano tra le criniere ondeggianti dei cavalli.
Iliade XIII, 127-133


Simili agli dei
La scena raffigurata sulle lastre in terracotta del fregio che correva lungo almeno uno dei due lati lunghi del palazzo mostra due guerrieri contrapposti in duello alle cui spalle sono una coppia di cavalli, uno dei quali montato dallo scudiero. Caratterizzano la scena la presenza di un volatile dalle alte zampe, un airone, frapposto tra il guerriero ed il cavallo nella lastra di destra, la rappresentazione dello scudo di profilo e obliquo, nonché i cavalli lanciati al galoppo, sotto i quali è un cane in corsa, nella lastra di sinistra. Stile e composizione della scena richiamano modelli presenti a Corinto nel VI secolo a.C., mentre il motivo del cavaliere al galoppo con il cane sottostante deriva da prototipi della Grecia orientale, dove il cane veniva addestrato per accompagnare il guerriero in battaglia.
I fregi rappresentano un vero e proprio "manifesto" dello stile di vita e dei valori sui quali si fonda il privilegio di queste aristocrazie guerriere e allevatrici di cavalli. Per quanto concerne il significato della scena di duello, la presenza dell’airone alle spalle del guerriero sembra evocare il mito di Diomede, eroe culturale, guerriero domatore di cavalli, ma soprattutto eroe di frontiera, spesso assunto come antenato mitico dalle aristocrazie italiche.

...E contro Enea si lanciò Diomede dal grido possente; sa¬peva che sull'eroe vegliava Apollo in persona, ma non temeva la potenza del dio, voleva con tutte le forze uccidere Enea e strappargli le armi gloriose…
Il V, 431-439

...Pallade Atena inviò, da destra, un airone; non lo videro, nell'oscurità della notte, ma ne udirono il grido…
Il V, 280-282


Manifestazioni del potere nell’Oltretomba
Sono presentati, per la prima volta al pubblico, alcuni corredi funerari di straordinario interesse databili sempre tra VI e V secolo a.C., che richiamano gli stessi simboli del potere: le virtù guerriere, il banchetto aristocratico e l’ostentazione della ricchezza nell’abbigliamento femminile. Questi corredi sono caratterizzati da elmi e scudi in bronzo, vasi in bronzo greci ed etruschi, ornamenti in metalli preziosi, accanto alle tradizionali ceramiche a decorazione geometrica, che illustrano l’ideologia funeraria di questi gruppi élitari.
Il Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu” di Potenza, in stretta correlazione con il tema dell’esposizione, d’altra parte, già ospita tra le sue collezioni permanenti altri corredi funerari di assoluto rilievo (per la presenza di armature da parata, di bardature per cavalli, di monumentali vasi in bronzo greci ed etruschi, di parures in argento, ambra e oro) che consentono ulteriormente di delineare la cultura aristocratica attestata nella Basilicata interna, nel periodo che precede l’occupazione da parte dei Lucani.

La mostra è organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata,
dalla Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università della Basilicata
dalla Fondazione Zetema di Matera

In collaborazione con
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria
Soprintendenza per i Beni Archeologici della dalla Puglia
Provincia di Potenza


L’iniziativa rientra nel
Progetto Magnifico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali


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